E’ ben noto che le Pipettes e le Puppini Sisters rappresentino le due facce della stessa medaglia, ma contrariamente a quello che immagino starete già pensando, maschilismo e femminismo non c’entrano granchè con la ragione per cui, col passare del tempo, le Pipettes mi irritano e le Puppini Sisters mi fanno semplicemente ca**** (pardon my french, ma i vecchi lettori sanno che l’affermazione è un po’ un trademark di questo blog).
Le Pipettes, quando lei le tirò fuori dal suo calderone un’estate o due fa, erano veramente da urlo. Non è che non lo siano più, ma la prova concreta che il fenomeno si sia afflosciato mi pare evidente da certi resoconti non proprio entusiastici che ho letto in giro e dal fatto che le Puppini, fresche sfavillanti scintillanti, abbiano catalizzato immediatamente l’attenzione. We are the Pipettes, esordio arrivato un po’ tardi per la generazione blog che trangugiava ogni singolo e demo reperibile in rete da molti mesi, è un bel dischetto. E’ divertente, decadente (ed ora non mi venite a dire che “in case you haven’t noticed yet we are the prettiest girls you’ve ever met” non è un segno di decadenza; e se, come è, il pezzo è un manifesto di poetica, è pur sempre una poetica decadente), si balla volentieri, io me lo sono comprato in pre-order prima dell’uscita. Tante buone qualità.
Talmente tante buone qualità che immediatamente la Universal ha creato le Puppini Sisters. E senza rischiare di suonare come Dylan Dog o V, non è per niente una coincidenza, secondo me (più di una persona me l’ha fatto notare, in realtà), che entrambe le band femminili, formazioni che rispondono alle esattamente identiche coordinate stilistiche e di immagine con qualche lieve traslazione, siano venute fuori l’una a brevissima distanza dall’altra.
Tralasciando le implicazioni italiane - quelle si, fortuite - dei nomi di entrambe le band, dotati di grande richiamo all’immaginario sessuale, le Puppini Sisters sono una costruzione major mal costruita a tavolino. E pur non negando al trio un indubbio charme, le seguenti affermazioni mi sorgono spontanee:
a) l’immaginario delle Pipettes sono gli anni Sessanta, quello delle Puppini gli anni Quaranta. Totale sfruttamento dell’onda vintage-revival.
b) tranne se non sbaglio per pochissime eccezioni, il disco delle Puppini è interamente composto di cover, cosa che mi fa pensare ad un’altra onda fortunata, quella dei Nouvelle Vague. Ok. Cover belle. Fico. Peccato che i NV abbiano un progetto molto preciso e si sforzino di pescare pezzi non esattamente celeberrimi, e che invece gli agenti delle Puppini abbiano programmato delle botte di totale e sicura presa commerciale, senza rispettare alcun tipo di schema temporale (come, pure, la loro estetica vorrebbe per coerenza). Mi dite che cazzo c’entra Mr.Sandman con Panic ed I Will Survive? Dico io, volete fare un disco anni Quaranta, fate un po’ di ricerca prima e poi venite a raccontarmi qualcosa che non so.
c) è vero che le Pipettes sono coadiuvate dai Cassettes e si limitano a mostrare il bel faccino e a fare du’ mossette, ma di Puppini nel disco delle Puppini non c’è niente di niente. Io ce l’ho e vi garantisco che nel booklet la lista dei musicisti e compositori (maschi) occupa mezza pagina.
d) le cover dei NV sono bellissime. Quelle delle Puppini, tipo Heart of Glass (che, toh! è anche sul nuovo disco dei NV) fanno schifo.
The Puppini Sisters - Heart of Glass
Nouvelle Vague - Heart of Glass
Giuro, questo post non è questione di morale, di etica, di snobismo o di altro: semplicemente, è una questione di qualità (come ai tempi avrebbe detto un noto senza-dio-senza-patria che adesso si sta probabilmente facendo il segno della croce). E come dice il proverbio, ogni postmodernità ha un limite.