Archive for November, 2006

le dita di Joanna

Thursday, November 30th, 2006


stupid spoiled whore’s take sulla lingua dei nostri padri

Thursday, November 30th, 2006

Ma che lingua parla Paris “stupid spoiled whore” Hilton in questo spot della 3?
Ecco come sono andate realmente le cose.

Insegnante 3 disperato: “Paris, one more time after me - CAMBIA/RE. Italian R is pronounced rough”

PH: “WHAT-EVER! I PICKED IT UP FINE!”

Insegnante 3 disperato: “No, really, Paris, you gotta repeat this one more time after me - QUALCHE VOL/TA BISO/GNA CAMBIA/RE”

PH: “WHAT-EVER! YOU KNOW HOW MUCH 5 MINUTES OF MY TIME COST ?! I TOLD YOU I PICKED IT UP FINE! WHO CARES ABOUT STUPID ITALIAN ANYWAY? NOW LET’S ROLL, I GOTTA GET AWAY FROM THIS BUNCH OF LOSERS! AND WHO’S THIS CLODIO AMANDALA DORK?”


quasi meglio della canzone di Natale dei Chipmunks

Tuesday, November 28th, 2006

Quest’oggi, vorrei sottoporre un problema alla vostra cortese attenzione.

Sufjan Stevens è Dio?
Perchè non riesce a scrivere neanche UNA canzone che faccia schifo?
Perchè anche se rutta a me viene da dargli (8)?

Stamattina mi è arrivato il suo cofanetto di Natale, che sinceramente contiene un paio di canzoni mostruosamente tristi (al concerto di Parigi, ha raccontato che sua nonna si è messa a piangere quando l’ha ascoltato). Per me che ho sempre pensato che il Natale sia - non deprimente - proprio triste, questo meraviglioso box set è l’ “it” oggetto del momento. 5 dischi di 8-11 tracce l’una, un booklet con Sufjan che non sorride mai vestito da Babbo Natale, un po’ di adesivi (Beck è un vero trend-setter…)

Questo è il video di Put The Christmas Lights on the Tree
(che voi sappiate perchè non mi funziona l’embed di YouTube qui sopra?)

Bonus Track

Alvin and the Chipmunks - Christmas Don’t be late!

Monday, November 27th, 2006

Abitavo in un vicolo. Per cinque anni.
Mi ricordo che la mia stanza ad un certo punto era tutta fucsia. Non proprio CC66, ecco, non come quello che incornicia questa pagina. Un po’ più virato al rosa. Come ogni post adolescente che si rispetti, ho anche avuto dei periodi blu, e rossi, certo; ma il fato ha voluto che la mia tranquilla (o quasi) esistenza nel vicolo finisse così, in un fucsia virato al rosa.
Quando sono andata via dal vicolo - per, suppongo, sempre - mi sono comparse davanti le due persone veramente importanti con cui avevo condiviso tutto quel fucsia (che prima era blu, poi rosso, etc). Adesso però mi accorgo anche che, nei miei ricordi, un ruolo importante è rivestito dalle cose e dalla loro posizione. Due, nello specifico: la mia scrivania, il mio computer.
La mia casa del vicolo era proprio una casa di merda. Aveva una cucina microscopica ed era veramente il regno dell’angolo ottuso. Sistemare i mobili all’inizio era stato un inferno; che, si sa, i mobili si sentono più a loro agio a 90°. E poi avevo una stanza da letto ereditata da una delle due persone veramente importanti di cui ho detto sopra, quando se ne era andata via. Quella stanza, più che una stanza, era un guscio. Come quello delle lumache. Non è che fosse piena di bava o di qualsivoglia sostanza viscida ci si aspetta si trovi nel guscio di una lumaca, eh. Però era disordinata, tanto. Non c’era molto spazio per muoversi in genere perchè mobili e dischi erano troppi, e poi perchè ai tempi ero molto più disordinata anche io. O non mi sembrava di avere granchè da tenere in ordine, nè dentro nè fuori.

La cosa strana, oggi, è che se ripenso alla mia stanza, quella catasta di roba ammassata al primo piano del vicolo, penso al mio blog. Ai miei due, blog. Al primo penso con davvero tanta nostalgia ed affetto. Al secondo, che ancora sopravvive qui nel nome ma in poco altro, anche. E penso ai miei blog perchè anche loro, come la mia stanza, erano fucsia virato al rosa e si confondevano con le pareti, le tende e le lenzuola.
Adesso vivo in una casa tutta bianca ed il mio blog non è quasi mai la pagina che tengo aperta su questo tavolo dall’apparenza (solo apparenza, che è di Ikea) nobile, che cerchiamo persino di tenere pulito. E quando la pagina è aperta mi accorgo che il fucsia non si addice per niente al colore della pianta di orchidee che gli si reclina sopra.

Insomma, non è che in questi giorni non abbia provato a scriverci, qua su. Ogni volta che mi trovo ad aprire l’editor le mie dita si fermano. Come se avessi un vero e proprio blocco, in maniera quasi letteralmente psicologica. Non so se avete mai provato questa emozione, ma non è bello vedere il proprio rank di Shinystat calare e non è bello rileggere le vecchie cose chiedendosi se a scriverle, dopotutto, sei stato veramente tu; perchè ora di sicuro non ne saresti capace. Però ecco cos’è successo, oggi. Ed ecco perchè adesso sto scrivendo: ho capito il perchè. E come nelle migliori novelle di psicologia da due soldi che manco i Peanuts, il blocco si è allentato.

Ho capito che questo blog non fa più parte della mia casa - a dire la verità, il punto è che, semplicemente, non è più la mia casa. Perchè una casa ce l’ho, adesso. Ed è bianca. Non dà su di un muro. Non è in un vicolo. Non è al primo piano. E forse è vero che la musica suona un po’ meno qui dentro, di quanto non suonasse nel vicolo. E forse è anche vero che al vicolo, paradossalmente, avevo più spazio. Soltanto, a volte la cornice è veramente il ritratto. E quando l’ho pensato ho avuto voglia di scriverlo. Ed averlo scritto mi fa sentire bene. Come mi succedeva quando abitavo il mio blog.

coming out

Wednesday, November 8th, 2006

Lo so che cosa pensate ogni volta che nei vostri vagabondaggi scivolate su questa pagina: questo blog è un po’ (parecchio) in agonia.

Ho già spiegato brevemente, qualche tempo fa, del perchè scrivere di musica anche qui mi risulta ormai piuttosto pesante. Una volta al mese passo una decina di giorni da dare il mio contributo a quel giornale col titolo inglese che è un leitmotiv anche qui da sempre, ed un po’, beh, non è che vi abbia mai esattamente specificato il resto.

Ci tenevamo a mentenere il progetto piuttosto anonimo, ma in rete l’anonimato a quanto pare paga meno di quanto si penserebbe. Ed a parte questo, abbiamo aspettato per vedere come andava, una specie di crash-test.

Insomma, per farla breve, se non mi trovate qui, mi trovate su Vitaminic.it. Il sito, che è un vecchio trademark come forse sapete meglio di me, ha conosciuto di recente un re-styling ed un cambio di direzione. Si trattava di aggregare in un posto solo quello che leggiamo tutti i giorni e di proprorre in streaming dei pezzi accuratamente selezionati da me e…da un altra persona che di recente ha mandato il suo blog un po’ in “hiatus” (quello che, anche se non l’ho voluto, è successo e sta succedendo anche qui). Provate a indovinare…

Oggi su Vitaminic c’è un frammento live filmato da me al concerto di venerdì scorso del Grizzly Bear, al Covo. La canzone è Knife, probabilmente la mia preferita da Yellow House (e scuserete il cambio repentino da “nightvision” a colori che si vede all’inizio del pezzo! e il video non è “pro” in nessun senso). Domani, sempre sulla stessa pagina troverete il podcast della mia trasmissione di oggi pomeriggio, Sabotage! alla radio, ovviamente in compagnia di Dariella (che mette anche dischi stasera alla Grada, non mancate, se vi riesce). Inoltre, la routine dovrebbe ripetersi nel tempo: se siete a Bologna e dintorni e vedete me o un ragazzo alto e un po’ barbuto con il mano una telacamerina, sapete che il giorno dopo un po’ di quel concerto sarà su Vitaminic, senza dubbio. E qualcuna delle “voci” dietro le brevi segnalazione è la mia. Quanto all’altra voce, è molto più autorevole. Now you know.

Domani Autorun goes Paris, alla volta di due concerti che veramente mi mettono i brividi addosso in anticipo…


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