meta-me

Qualche giorno fa ho finito di leggere il nuovo libro di Lucio Spaziante, che si chiama “Sociosemiotica del pop” (e lo consiglio a chiunque). Per chi non lo sapesse, Spaziante insegna Analisi dei Linguaggi Musicali Giovanili a Scienze della Comunicazione, qui a Bologna. Io non sono mai stata sua allieva, ma Dio sa se avrei voluto esserlo. Ad ogni modo, una parte del libro spiega di come ogni linguaggio, inizialmente misterioso, abbia bisogno di articolazione. Una volta che questa è in qualche modo scandita, il passaggio successivo è la costruzione di una grammatica. Fatta la grammatica, le possibilità restano due: l’espressione o la meta-espressione. La prima prelude ad una ovvia standardizzazione, la seconda ad una serie di altre occorrenze, che poi si sviluppano in, ulteriori, nuovi linguaggi. Allora il ciclo ricomincia.
Spaziante parlava del punk, nello specifico. Ma mi ha fatto pensare alla risposta di Stefano ad un lettore, che chiedeva del perchè Blow Up non si occupasse, ad esempio, dei Deftones. Perchè snobbasse quel tipo di forma di musica. Quella risposta è stampata a fuoco nel mio cervello e diceva qualcosa del genere: non ci occupiamo dell’”emo” o del pop-rock da classifica perchè ci sembrano forme cristallizzate; siamo alla ricerca di quello che, al contrario, è in perpetuo cambiamento, in perpetua fluidità. Naturalmente è un discorso pirandelliano. Ma quando, a Pasquetta, un bel gruppo di cinquantenni ed oltre - alcuni dei quali molto intelligenti - mi ha chiesto cos’era l’indie (sobillati dall’enunciazione di mia madre della mia professione) io ho ripetuto la risposta di Stefano a quel lettore. Direte, forse, che non è nulla di eccezionale, che lo sapevate da un pezzo. Anch’io lo sapevo. Certo. Ma non ero mai stata veramente capace di esprimerlo. Ed il contenuto senza espressione non è niente.
Non volevo parlare di musica, però, non è la ragione per cui ho cominciato a scrivere questo post. Volevo parlare di post. Perchè ho capito qual’è il mio problema con il blogging, ultimamente (da parecchio), e mi aspetto sia un problema diffuso, che molte persone che conosco potrebbero dire loro.
Quando il blog e l’XML erano un linguaggio dalle potenzialità largamente ignote, c’è stata l’esplosione dei blog. Tutti hanno un blog, tantissimi l’hanno avuto, tantissimi possono dire di aver sperimentato che vuol dire, tantissimi ancora ce l’hanno e lo aggiornano con regolarità. Io non riesco più a farlo perchè mi sembra di ripetermi constantemente e non vedo cosa possa avere di più da dire di dischi e musica di quello che già i blogger americani ed italiani non facciano. Il mio blogging mi sembra cristallizzato, esaurito. Una ripetizione della stessa sintassi, degli stessi ascolti con variazione di nome ed etichetta. Ho paura che l’m-blogging non mi interessi più come prima. E che mi piaccia invece cadere costantemente in questo, appunto, meta-blogging, dove non faccio che addurre le ragioni di un blocco contro il quale, lo so, mi sento assolutamente impotente.
Non è che non legga più le espressioni individuali (che comunque, ne converrete, si sono drasticamente ridotte) ed anzi, ammiro moltissimo chi non si arrende e non soffre di questa paura di obsolescenza precoce. Giro tra chi ancora posta ed in diversi casi lo trovo un appuntamento fisso, incorporato nella mia routinea tutti gli effetti. Non è che non legga di musica, direi che non hai mai letto tanto di musica nella mia intera vita. Non è che non scriva di musica, direi che non ne ho mai scritto così tanto nella mia vita. E’ il mezzo blog che mi dà delle perplessità.
Enzo una volta mi ha detto che scrivere sul proprio blog dovrebbe essere sempre un piacere. Che se diventa un dovere il gioco è finito, game over, che a qual punto basta, è meglio chiudere. Io non voglio chiudere, ma non voglio scrivere. Non è che scrivere sul blog per me sia un dovere esterno, è un dovere interno, come la differenza sottile e meravigliosa tra have to e must in inglese. E’ davvero interessante per voi leggere cosa ne pensa MarinaP dell’album dei The National? Potete leggerlo su Vitaminic o su Blow Up. La grammatica non cambia, è la mia grammatica. Quante volte ci si può re-inventare? E perchè?

6 Responses to “meta-me”

  1. ink Says:

    Vogliamo fare i pipparoli comunicatori? Facciamo i pipparoli comunicatori.
    Credo che il discorso sia ben più complesso di così. McLuhan e Ong dicevano che il mezzo è il messaggio, ovvero che il canale di comunicazione determina e influenza in maniera fondamentale il contenuto e i modi della comunicazione. Quando dici che la tua grammatica non cambia, sbagli; il modo (e quindi anche i concetti) con cui tratti un argomento sono completamente diversi. Tra dueotrecose e Blow Up (e tutto quello che c’è in mezzo) la differenza non è solo la tua competenza musicale e giornalistica cresciuta nel tempo, ma anche il contesto drasticamente diverso, che influisce in maniera fondamentale su quello che scrivi. Rimanendo nella metafora, si potrebbe dire che la grammatica è la stessa, ma la sintassi è completamente diversa; e non puoi fingere che sia la stessa cosa. Il bello dei blog è il modo personale, frammentato e ipertestuale con cui si riescono a trattare argomenti che, su Blow Up, assumono una veste completamente diversa. E questo, ovviamente, è anche il suo limite: ciascuno ovviamente sceglie i modi e i contesti che più gli piacciono, e che meglio si adattano al proprio modo di vivere la musica. Ma non si può fare finta che scrivere su mezzi così diversi sia la stessa cosa.

  2. MarinaP Says:

    (il tuo commento era finito in moderazione, scusa, l’ho recuperato adesso è che questo blog c’ha i suoi problemi che ben sai).
    Si, facciamoli i pipparoli, il primo slogan inneggiava alla pippa, ed alla pippa ritorniamo, come polvere alla polvere. Facciamo anche i comunicatori, non lo trovo un taboo, la paura di fare il comunicatore - come molte altre paure - mi frenano dal dire qui su quello che penso quando lo penso. Limite mio, lo so, Una delle tante ragioni per cui non scrivo più.
    Ecco caro, io penso di scrivere in maniera molto simile qui e su Vitaminic, o su Blow Up. Sempre di più lo faccio in prima persona, che è quello che faccio qua. Sempre più scrivo di quel che mi piace e mi pare, che è quello che faccio qua. Contraddire McLuhan, non sia mai, ma anche se allora il mezzo è il messaggio, io non vivo il blog in maniera così differente da come vivo Vitaminic, che, secondo logica a questo punto per me è come il mio blog, o qualcosa del genere. Diverso per Blow Up, certo, ma non così tanto. la mia recensione dell’abum dei The National su Blow Up è veramente quello che avrei scritto su blog, non più non meno (e se lo legessi ogni tanto lo sapresti ;)
    Come ripeto, invidio chi, come te, ha scelto il blog come mezzo privilegiato di espressione. Paga, e lo sappiamo entrambi, sei stato tu, forse più di ogni altro, a convincermene. E non è neanche vero che tu continui a postare con regolarità perchè non scrivi altrove, perchè in questo caso non si spiegherebbe un caso come quello di Emiliano, iper-prolifico dovunque o di molti altri. Sono io e lo so. E’ un mio problema. Forse altri provano la stessa cosa, come ho scritto, ma ovviamente la mia è una stupida ipotesi basata su intuito e pochi fatti, in questo senso facilmente confutabile.
    E’ difficile per me parcellizzare i miei ascolti (di questo scrivo qui, di quello lì, di quello lì) e questo incide. Specie perchè, come scrivevo, non mi re-invento facilmente. Non mi venire a dire che il mio post su Cat Power di Vitaminic, non è esattamente lo stesso che avrei scritto qui, perchè a me pare di si, l’avrei potuto copia-incollare e nessuno si sarebbe accorto della differenza.
    Proverò ancora, ci voglio provare a scrivere anche qui, ma il risultato, temo, sarà sempre lo stesso. Ogni mio post mi sembra il discorso stanco di una coppia in crisi, che discute incessantemente di se stessa perchè non ha, non vuole anzi, immettere nuovi contenuti.
    E’ inutile e pallosso parlare di tutto questo, lo so, sono cazzi miei pallosi per gli altri. Ma allora, lo vedi, se il medium è il messaggio, ancora, è lo stesso: il mio medium-messaggio blog si parla addosso. Ora va così. Qualcos’altro, forse, da tutto questo parlarsi addosso logoramente, verrà.

  3. Kekko Says:

    di solito dico il mondo dei blog è finito quando ha chiuso stillill, ma tanto alla fine che altro ci rimane in tasca quando anche gli anti-blog hanno chiuso i battenti. c’è anche da considerare che la metà degli indiebloggers italiani rinuncerebbe volentieri al proprio progetto in cambio di un po’ di spazio su blow up, il che certamente non fa onore nè a blow up nè alla metà dei blogger italiani, è semplicemente una affermazione. chiaramente un blog per sua natura è progetto dinamico e personale, viene da pensare quindi che un BUON blog dovrebbe ritagliarsi uno spazio suo all’interno di se stesso, uno spazio che non potrebbe trovare spazio in altri progetti pre-costituiti ed improntati su formati pre-delineati. alla fine il blog in sè è -boh. parole e bit. ci sono webzine e cadaveri di webzine e ci sono blog e cadaveri di blog. è bello vedere ancora in piedi l’equivalente internet di un rudere fuori moda, capitarci per sbaglio e leggere cosa pensava qualcuno che (grazie a dio) non sai manco che faccia abbia tre anni fa di un disco che ora manco i filologi più accaniti ricordano. sicuramente c’è un certo spessore in tutto quel che fa chiunque, a parte di non decidere di andare per il sottile ed acchiappare un difetto qui, una pecca lì e una tragedia là. il tutto per buttare ciarpame in mezzo ad un tema di fondo sul genere “non vedo perchè non dovresti smetterlo se non ti va più”, a prescindere da quale sia la motivazione universale o contingente che ti spinge a farlo (tanto alla fine la chiusura è la cessazione degli aggiornamenti, non una dichiarazione programmatica), e con l’incentivo (o l’aggravante, dipende da che punto di vista si guardano le cose penso… ma io penso sia un incentivo) del fatto che comunque puoi esprimerti alle tue condizioni da qualche altra parte con le stesse modalità.
    almeno credo.
    ma tanto alla fine non ho mica niente da dire.

  4. MarinaP Says:

    mi sembra che invece tu qualcosa da dire ce l’avessi :)
    (che bello ricevere commenti così lunghi e articolati)

  5. mario Says:

    ti fai troppe pipettes
    ammazza il tuo blog, poi ti sentirai meglio
    tanto non è reato

  6. MarinaP Says:

    pi(p)pettes sempre e comunque.

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