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So che ormai questo blog è una specie di casa disabitata, ma approfitto del fatto di non averlo chiuso (e di non volerlo tuttora chiudere, temporeggiando, aspettando, maturando) per dire che ho seguito da lurker il piccolo pandemonio causato da un commento sul post di una certa band che apriva per una cert’altra band e francamente trovo il tutto nauseante. Mi spiegate perchè quello che in tutto il resto del mondo si chiama “comunità” qui viene chiamato “mafia”? Mi spiegate che cazzo c’è di male nel fatto che qualcuno sia contento se una band di persone che stima e che fa musica che gli sta a cuore arrivi dove vuole arrivare? Spiegatemelo, dai. Perchè giuro che non lo capisco.
Insomma, io di complicarmi la vita non ne ho molta voglia. Quando posso, quasi sempre, sto zitta e non reagisco agli attacchi. Un po’ perchè ho da lavorare, studiare, ascoltare e non me ne frega granchè. Un po’ perchè il punto dei famosi anonimi (o anche dei semplici “avvelenatori di pozzi” dai commenti denigratori di una riga che non motivano mai nessuna delle loro critiche) sembra proprio essere quel ricevere attenzione che evidentemente si sentono negati.
Non è per allargare il discorso ai massimi sistemi (anche se si potrebbe certamente fare avendo tempo e desiderio di farlo) ma il problema mi pare che sia un eccesso di vicinanza che è squisitamente figlia dei blog, dei myspace e dei last.fm, dei tumblr, dei flickr e di tutto il resto. Esemplificando, mi pare che il punto sia “ma perchè questo qua che c’ha un blog come me si, ed io no? Io ho una cultura musicale migliore e sono pure più gnocco”; “ma perchè questo che suona nel mio stesso garage si ed io no, che c’ho quindici dischi all’attivo che non s’è mai cagato nessuno perchè non ci ho gli amici che me lo pompano?” Detta come va detta, e nella ristrettezza di vocabolario che abbino automaticamente ad un certo tipo di rimuginare.
So che l’idea stessa di “comunità” - che pure in molti altrove esiste in maniera indisturbata - è utopica, ed ha pure dei fastidiosi risvolti buonisti. Questo non toglie che un microcmoso nel quale a chi ammonti a qualsiasi cosa venga dato della puttana (nel caso di una donna) o del raccomandato (nel caso di un uomo) per me sia un perfetto esempio di perpetrazione della critica. La denigrazione costante, la lotta a chi è più visibile, lo sputo nel piatto dell’altro: questa per me è la mafia, e la mentalità mafiosa.
July 20th, 2007 at 6:22 pm
dipende quello che si vuole lasciare secondo me, certi con le polemiche preferiscono an invisible sign of their own, una sorta di memoria nulla ai posteri, altri invece un segno visibile, questione di punti di vista.
per i secondi ovviamente si fa più fatica, i primi sono più facili ma in un certo senso (anzi, senza un certo senso) lasciano il tempo che trovano
July 20th, 2007 at 6:24 pm
certo, è una bella formulazione del problema.
July 20th, 2007 at 6:36 pm
p.s: ci tengo molto a precisare che la webmastra di questo blog ed il suo commento non sono in nessun caso oggetto del post. NCP ha espresso una assolutamente legittima opinione, per me.
July 21st, 2007 at 2:09 am
Faccio un mestiere che è molto simile al blogger ma molto più vecchio e istituzionale, quindi so bene quali siano i moti all’interno di una comunità. Purtroppo tutto il mondo è paese, e gli invidiosi alla ricerca del quarto d’ora di celebrità sono pronti a tutto pur di avere i riflettori puntati addosso. Del tipo “guardatemi ho scritto merda chez Marina, sono cool o no?”. Come dice il Junkie con alcuni si fa fatica, mentre altri lasciano semplicemente il tempo che trovano. Che poi per inciso prima di trovare gente che di musica ne capisce più di te o del già citato Junkie ce ne vuole. Per dire: a me piacciono sempre di più i Rooney!
Bentornata a casa tua comunqnue.
July 21st, 2007 at 5:12 pm
Questa è una storia vecchia come il cucco.
Da che mondo è mondo sono sempre esistiti elogi e critiche, e quando intraprendi una carriera “pubblica” bisogna saper apprendere tanto da gente che ti apprezza quanto da coloro a cui stai sui maroni.
Il fatto che qualcuno si chieda come abbiano fatto gli ACE ad arrivare a questo punto dopo pochi mesi dalla nascita del progetto non è una cosa che mi sconvolga, anzi penso che sia più che legittimo. Di fatto anche io me lo sono chiesto, però non li ho mai sentiti dal vivo - conosco solo i due pezzi del myspace - e mi sono sembrati carini.
Sono convinto però che ognuno debba prendersi le proprie responsabilità dopo aver scritto un comento (soprattutto se in malafede), perchè arrivare a 30 anni e non avere neanche il coraggio di firmarsi è un fatto che si commenta da sé.
July 30th, 2007 at 3:42 pm
Oltre a raccomandato dimentichi:
1) figlio di papà
2) amico di amici
3) frocio, ricchione, fighetto, culattone, et similia
4) non capace a suonare/cantare/stare sul palco –> per questi motivi suona il genere di musica che suona
5) se la tira
6) se la tira un casino
7) è una persona vuota –> parlarci è inutile
Io per tagliare la testa al toro farei un censimento nel giro indie-italia, fra chi suona, chi scrive, chi etichetta, chi organizza serate e chi giudica. La butto lì, secondo me non superiamo i diecimila. Considerate le grandi famiglie dei miei due genitori siculi, credo di avere un numero di cugini maggiore. Anyway, welcome back MarinaP. Per me primo giorno di vacanza, anche se l’esame di stamattina era meglio se lo passavo.
August 10th, 2007 at 4:48 pm
Ciao Marina! Prima di tutto come stai? Sono da solo in ufficio in un momento di cazzeggio furente e stavo navigando a caso per siti musicali quando mi sono ricordato del tuo… Eccomi qua, quindi… Mi sono soffermato su questo post perchè è un argomento che mi sta piuttosto a cuore. Sono pienamente d’accordo con quello che dici e, allo stesso tempo, condivido ciò che ha detto Cablehouge a proposito. Secondo me il problema, però, è a monte… Vera è la storia dell’invidia altrui che comanda la lotta contro i più visibili. Ma il nocciolo, secondo me, risiede in quella serie di sovrastrutture etiche, estetiche e psiologiche che si vengono a creare dentro quelle che tu chiami “comunità” musicali. Il fatto è che si smarrisce l’elemento di condivisione - la musica in quanto tale - e ci si perde in un ginepraio di giudizi su ciò che è lecito fare e non fare, dire e non dire, ascoltare e non ascoltare, e via dicendo… Tutte questioni che vanno a toccare, ovviamente, il modo in cui ci si pone sia dal punto di vista dell’immagine che dal punto di vista del comportamento e che finiscono, poi, col prendere il sopravvento su tutto il resto.
Questo è un processo che ho sempre detestato e che ho sempre, più o meno, notato (anche se devo dire che è aumentato vertiginosamente con l’avanzamento dei mezzi tecnologici di comunicazione - vedi blog, myspace, ecc).
Sai bene che per uno che ha sempre vissuto la musica in modo estremamente intimo come me e che detesta ogni tipo di “associazione umana” (o comunità di individui, che dir si voglia…) che non sia fondata sull’amicizia o sull’impegno civile verso la cosa pubblica (impegno serio, sia chiaro… non i partiti!), tutto questo litigare e sputare in faccia tramite message boards musicali è molto, molto triste.
Stefano